Stiamo percorrendo la via Francigena in alta Versilia e giungiamo a Valpromaro per intervistare Stefano Pucci la Guida  Ambientale di Apuantrek. Il paese è piccolo, interamente circondato da boschi, sappiamo che in epoca medioevale era controllato dai Canonici di S. Martino di Lucca perché la zona era posta su di un asse viario molto importante descritto dal’ Arcivescovo Sigerico nel 990. Stefano è nato qui e da piccolo ha avuto come insegnante per conoscere la natura sua madre, il bosco è casa sua, sa quando e dove andare a raccogliere i frutti e le erbe selvatiche per realizzarci preziosi alimenti. Possiede un orto botanico e uno stupendo rock garden che cura da oltre 25 anni. Le Alpi Apuane sono la sua seconda casa, quando il tempo libero lo consente parte per le sue esplorazioni per creare nuovi percorsi da proporre al suo gruppo escursionistico presente su fb.

Cosa vuol dire essere una Guida Ambientale del Parco regionale delle Alpi Apuane ?
E’ una bella cosa ma al tempo stesso è una grande responsabilità. Per giungere a questo traguardo mi sono preparato oltre 20 anni, ho iniziato con la fotografia naturalistica e questo percorso mi ha portato a conoscere a fondo l’immenso patrimonio storico, culturale, botanico, geologico, enogastronomico, delle incisioni rupestri di cui poi mi sono specializzato, ed essendo nipote di un partigiano Versiliese anche della Linea Gotica. La Guida Ambientale è un ambasciatore culturale che deve cercare di condividere il suo sapere e trasmettere la passione per sua terra, solo così le persone che ha davanti apprezzano, capiscono e ritornano portando amici. Una cosa mi addolora molto, le Apuane sono conosciute nel mondo solo per la presenza del marmo e dal punto di vista di valorizzare questa terra mi dispiace dirlo, hanno solo cercato di sviluppare il mondo degli agri marmiferi che adesso con le nuove tecnologie per l’ escavazione,  stanno letteralmente divorando le Apuane provocando danni irreparabili anche alle vene d’acqua che alimentano le sorgenti. L’industria poi utilizza sempre di più nel suo processo produttivo il carbonato di calcio ( polvere di marmo ). Insomma la mia etica mi impone di non accompagnare le persone dentro le cave attive ma solo in quelle storiche e antiche dove si può notare la tecnica estrattiva molto più rispettosa verso la montagna.

 

Gli chiediamo della guerra tra i popoli Apuani e gli eserciti Romani.
Gli Apuani erano un popolo di etnia Ligure abituato a vivere come “le fiere” (animali selvatici), sulle montagne che oggi ricordano il loro nome, Indomiti, amanti della libertà e della propria terra aspra e inospitale, per i Romani erano solo un piccolo ostacolo  nel percorso per realizzare quello che si rilevò, uno dei più grandi Imperi del mondo. Nel 186 a.C  i guerrieri Apuani abili nella tecnica della guerriglia, si coalizzarono e riuscirono a sconfiggere in battaglia il console Quinto Marcio Filippo che perse 4000 legionari. Lo storico Romano Tito Livio parla della zona dove avvenne lo scontro, la descrive una stretta valle dove una lingua di terra si incunea nel torrente utilizzato come strada di accesso, quel luogo con molta probabilità corrisponde oggi anche come morfologia del territorio ai due paesi Strettoia e Vallecchia (stretta valle) e la lingua di terra che entra nel fiume Versilia è adesso chiamato Corvaia dove avvenne il famoso “Saltus Marcius”, Comunque le tracce di queste battaglie durate 38 anni sono poche ma sicuramente sappiamo dove  avvenne l’ultima battaglia. 2 generazioni di Apuani e la guerra terminò a favore dei Romani nel 155 a.C. grazie al Console Romano Marco Claudio Marcello  su una vetta delle Apuane meridionali tra i paesi di Gombitelli e Fibbiano Montanino, proprio sopra casa mia.

Ma i paesi Apuani sono ancora abitati o la gente ha preferito scendere in città?
Purtroppo la popolazione in gran parte ha preferito abbandonare i luoghi dove la vita era dura e avvicinarsi ai servizi e alle comodità che oggi la civiltà propone. Le occasioni di lavoro sono scarse e occorre darsi da fare per sopravvivere, moltissimi boschi e selve scomode da raggiungere sono ormai in completo abbandono, una volta questi ambienti brulicavano di persone, soprattutto per la raccolta delle castagne, ciò che resta nei boschi sono solo le piazzole dove venivano fatte le carbonaie ma da quando negli anni 60 arrivarono le bombole del gas il carbone da cucina non fu più necessario. Alcuni paesi di montagna piano piano si stanno ripopolando ma solo nei mesi estivi per sfuggire al caldo della pianura, camminando tra le case in pietra si notano spesso icone sacre, date antiche sui portali e in tutti i paesi nelle piccole o grandi chiese non manca mai la presenza di S. Rocco. Nel medioevo i più grandi paesi avevano il loro statuto per amministrare tutte le problematiche di convivenza e proprio vicino a casa mia ho scoperto che il paese di Gualdo possiede uno dei più antichi “Costituti” redatto nel 1266  e oggi custodito nell’archivio Arcivescovile di Lucca; dove per la prima volta viene abolita la “pena di morte”, più di 5 secoli prima che il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo ne disponesse l’abolizione. Una grande scoperta che in qualche modo riempie di orgoglio questo paese dell’alta Versilia. Altri paesi dell’alta Versilia come Pruno e della Garfagnana come Calomini li considero “visionari” in quanto in relazione diretta con la visione del Sole che sorge nel solstizio d’estate o tramonta nel solstizio d’inverno dentro l’arco di 32 m. del monte Forato. Questo è un patrimonio culturale che poche montagne al mondo possiedono e che ogni anno le Apuane donano senza chiedere nulla in cambio.

Secondo te la Versilia può far tornare a vivere le Alpi apuane e ripopolare i paesi?
Certamente, è il futuro del turismo mare monti, assieme hanno un grande potenziale che può contribuire a dare lavoro a migliaia di persone e non solo per i mesi estivi. Escursioni facili di mezza giornata con sosta enogastronomica è la formula migliore oppure l’escursione di 1 giorno per vedere la famosa alba in Pania e scendere per vedere poi il tramonto sul mare. Tour sulle strade panoramiche che serpeggiano in quota portando in Garfagnana.  Escursioni per vedere le bellissime fioriture del monte Croce o gli Eremi incastonati nella roccia, La Linea Gotica con le sue trincee, le incredibili incisioni rupestri con l’eredità Etrusca del Pennato, le albe e i tramonti del Sole che traguardano nel monte Forato, il giardino botanico di Pian della Fioba, i molteplici laghi e le grotte turistiche, le pievi Romaniche e i castelli, le cave storiche e antiche dove si possono vedere ancora i pesanti attrezzi del duro lavoro e le impressionanti lizze. Ambienti adatti anche per fare le pratiche Yoga durante i tramonti o in luoghi deputati dagli antichi abitanti della montagna come sacri. O visitare il territorio Apuano nel periodo Natalizio per ammirare i centinaia di Presepi che riempiono i piccoli borghi soprattutto nelle Apuane meridionali tra cui il famoso Presepe in Grotta a Pescaglia che dal 1994 è senza dubbio la più caratteristica rappresentazione presepiale ambientata della provincia di Lucca. Con progetti mirati si potrebbero far tornare a vivere gli alpeggi e nei piccoli borghi in pietra ricreare una ospitalità sostenibile. Secondo me il mare non può fare a meno della montagna e viceversa, pensate che anticamente gli abitanti della montagna scendevano al mare per procurarsi il sale e gli abitanti del mare salivano in montagna per procurarsi ogni genere di alimento, il materiale da costruzione e i preziosi minerali come il ferro e la Galena ( argento e  piombo ) di cui poi è nato il paese di Gallena.

Quale è il tuo sogno che vorresti si realizzasse per le Alpi Apuane?
Intanto uno spicchio di sogno sono riuscito a metterlo in pratica realizzando il libro “Epifania del Pennato”  e il documentario “Erano gli stessi Sogni” entrambi sulle incisioni rupestri Apuane. il documentario “Una storia lunga un secolo” che parla del Pallone Frenato che fu realizzato nel 1910 da un fabbro di Palagnana definito oggi a ragione il pioniere del turismo mare monti, si trattava di una mongolfiera vincolata a un cavo di acciaio che trasportava i turisti fino all’alto Matanna, venivano prelevati ai primi stabilimenti balneari della Versilia, con le auto d’epoca trasportati fino a Candalla di Camaiore e poi in portantina o a dorso di mulo fino sopra a Casoli di Camaiore per salire su quella che fu definita “opera di vibrante modernismo” unica realizzazione del genere in Italia. E lo stupendo documentario naturalistico “Alpi Apuane uniche e irripetibili” che tratta della bellezza Apuana a 360° con immagini e video realizzati in oltre 20 anni di ricerca e frequentazione assidua in ogni stagione e luoghi particolari senza la presenza dell’uomo. Ora manca la parte che considero più importante ma più difficile, spero che queste montagne non vengano più deturpate, hanno già sopportato anche troppo la presenza invasiva dell’uomo, vanno lasciate in pace e  l’uomo vi farà ritorno con occhi diversi rispettando così quello che la montagna da tempo immemore chiede. La montagna non divide ma unisce, non è un confine ma un ponte tra popoli diversi che amano scambiarsi le proprie esperienze. Le Alpi Apuane sanno ancora trasmettere la bellezza del creato e mi auguro siano riconosciute come un bene dell’Umanità.