Molti anni fa quando feci il Gran Tour del’Etna passai da uno stupendo bosco di pino domestico (quello da pinoli) e vidi sui trochi di questi grandi alberi delle ampie incisioni in diagonale che servivano per raccogliere la resina e produrre poi la famosa Trementina Italiana. Pensai a quando ero piccolo quando assieme ai miei coetanei di Valpromaro ci si divertiva a creare dei piccoli fuochi artificiali utilizzando la resina delle nostre Pielle selvatiche (pinus pinaster), questa esperienza oggi mi ha permesso di riportare alla luce una antica tradizione, sacra per alcuni versi, importante per altri e ludica nel nostro caso di ragazzi. Quando si entra in una pineta o abetaia ci si accorge subito di una presenza balsamica nell’aria che si respira, più o meno accentuata in base alla temperatura dell’ambiente. Oggi chi studia queste caratteristiche parla della presenza di terpeni che fanno bene al corpo e allo spirito, una aromaterapia che cura, un bagno di foresta in grado di purificarci, di lavare via il nostro stress e assumere così uno stato totale di benessere. Molti amano diffondere queste essenze nella propria abitazione per sanificare l’aria e renderla pulita ma in antico le resine di molti alberi sempreverdi venivano utilizzate come balsamo per gli ambienti sacri durante le cerimonie di purificazione per aiutare ad entrare in contatto con l’elemento “principe” legato al Sole portatrice e motore della vita sulla Terra. Come si sa gli incensi sono deputati a questo compito sacro di unire, in quanto si diffondono nell’aria e i poveri per i loro riti familiari, facevano di ogni necessità virtù utilizzando quello che la Natura spontaneamente donava.
