Una mattina di febbraio del 2018 sono entrato negli studi di Noi Tv, ero stato invitato come ospite della trasmissione Buongiorno con noi per parlare di un argomento a me molto caro che mi ha coinvolto e impegnato per tantissimi anni. Le incisioni rupestri delle Alpi Apuane sono un aspetto poco conosciuto e soprattutto demonizzato dagli uffici competenti del territorio, deputati a valorizzare e conservare questi manufatti di interesse preistorico e storico. Con questo intervento pubblico ho cercato di divulgare solo alcuni aspetti inerenti il simbolo principe più inciso sulle Apuane, il Pennato come si chiama in Lucchesia, ma servirebbero alcune ore per sviscerare ogni suo aspetto sacro e ogni suo uso pratico. Oggi a distanza di anni, siamo nel 2024 sono stati scoperti molti altri siti di incisioni sulle Apuane, sono stati portati alla luce molti altri aspetti di questo strumento che è nato nell’età del bronzo e legato indissolubilmente alla cultura della coltivazione della terra e degli alberi. Dall’archeologia della vite all’archeoastronomia Apuana il passaggio è molto breve, si potrebbe dire tranquillamente che entrambi hanno un simbolo in comune, il Pennato, attributo del Dio Silvano il signore della selva, il quale veniva sempre tirato in ballo quando si doveva coltivare la terra e gli alberi. Ho da poco terminato di realizzare la Trilogia di questo strumento che è giunto fino a noi grazie ai nostri antenati Etruschi. La terra Apuana è stata la culla dove si è sviluppata più di ogni altra parte del mondo la cultura del pennato, una peculiarità unica nel panorama internazionale dei petroglifi. Mi domando, ma allora perché gli uffici competenti non hanno mai preso in seria considerazione questa unicità culturale?
