L’estate sulle Alpi Apuane è potente, negli ultimi anni arriva d’improvviso, la roccia calcarea diventa rovente e accecante e solo chi si adatta a vivere queste situazioni è degno di essere chiamato Apuano. Gli alpeggi si popolavano di genti e animali, si creavano gli equilibri per la sopravvivenza di tutti e per la coltivazione della poca terra, perché la montagna unisce e non divide. Ogni comune posto ai piedi delle Apuane aveva diritto ad avere la sua montagna dove venivano gestiti i beni comuni, per i famosi usi civici. Oggi la montagna è frequentata quasi esclusivamente da quelle persone che fuggono dalla frenesia quotidiana, lì ancora sopravvive in quel paesaggio naturale e incontaminato lo spirito del saluto cordiale nel momento dell’incontro. Tutto ciò si perde non appena si entra nella “civiltà” dei centri urbani, provate anche solo una volta a salutare uno sconosciuto che incontrate sulle vie della città e capirete come adesso va il mondo. E allora tornerete non appena sarà possibile, a respirare i profumi della montagna dove tutto ha il suo giusto tempo, dove il nostro fisico si rinforza e dove il nostro spirito si ricarica per affrontare meglio il domani.

